Intervista ai tirocinanti del Centro Diurno di via Romiglia

Alice e Fabio hanno intervistato A e M, due tirocinanti del Centro Diurno di via Romiglia. A è una ragazza che frequenta il corso di Laurea di Educatore Professionale Sanitario presso l’Università degli Studi di Brescia; M è uno studente delle scuole superiori che frequenta l’Istituto Piero Sraffa ad indirizzo Socio Sanitario.

 

Alice: Ciao A, ciao M. Cosa vi ha spinto a fare questa esperienza di tirocinio?

A: Noi studenti universitari abbiamo la possibilità di scegliere sia il servizio che l’utenza nella quale fare tirocinio. Le utenze possibili sono 6: minori, psichiatria, anziani, dipendenze, disabili e disagio adulto. Io ho questo fascino nei confronti della psichiatria fin dalle superiori, m’interessa approfondire questo argomento. Quindi ho scelto di partecipare a questa esperienza per conoscere questo tipo di utenza dal vivo e non solo sui libri. Faccio 250 ore distribuite in 9 mesi. Perciò è un’esperienza molto ricca.

Fabio: E M, tu, invece?

M: Io potevo scegliere sia la struttura, tra quelle convenzionate con la scuola, sia l’utenza scegliendo fra minori, psichiatria, anziani, disabili, ma non il ramo della tossicodipendenza… perché essendo noi studenti ancora troppo giovani non ce lo propongono. Ho scelto la psichiatria perché penso fosse il settore più stimolante sia a livello di tematiche che di attività. Volevo capire come funziona la realtà psichiatrica, a differenza di quella di anziani, bambini o disabili, settori in cui ho già avuto esperienze di volontariato. Faccio 130 ore di tirocinio, più 20 ore di formazione sulla sicurezza del lavoro.

Fabio: Io vorrei chiedervi se avete trovato una vostra risposta personale alla domanda con cui siete arrivati qua. Inoltre se, dopo questo tirocinio, potete formulare una nuova domanda con cui uscite dall’esperienza. Nel tuo caso, M, visto che sei qui da pochi giorni, ti chiedo solo con che domanda ti butti in questa nuova esperienza.

M: Con che domanda sono entrato? Per adesso, come ambizioni lavorative, l’ambito sociale legato a questa fascia non è nei miei pensieri; come esperienza di vita, invece, mi piace molto e penso che da questo periodo porterò con me un bagaglio abbastanza grande. La domanda da cui sono partito è di capire come funziona la realtà all’interno di un centro di salute mentale.

Fabio: Quindi ti chiedi come funziona il servizio?

M: Si, secondo me la realtà psichiatrica è vista spesso attraverso stereotipi, molte persone ne parlano, ma non sapendo come funziona se ne fanno un’idea sbagliata e piena di pregiudizi.

Alice: Hai incontrato l’ambiente che t’aspettavi?

M: Totalmente diverso, sono molto contento di quest’ambiente.

Fabio: Cos’è che hai visto? Solo il Centro Diurno di Abilitazione Psicosociale?

M: Principalmente ho visto il centro diurno; nell’ultima settimana vedrò il CRA (Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza).

A: La domanda con cui sono entrata deriva dalla formazione in corso dall’anno scorso, volta soprattutto a guardarci dentro come persone e futuri professionisti. Mi sono chiesta: riuscirò a convivere con l’utenza nascondendomi dai miei fantasmi familiari, o comunque senza farmi coinvolgere da situazioni che riguardano la mia famiglia? Perché nel tirocinio dell’anno scorso ho fatto molta fatica per via di alcuni miei vissuti; qui invece sta andando strabene, gli operatori mi stanno aiutando a diventare una grande professionista! Le domande che mi porto fuori sono due. La prima è la più banale: riuscirò in futuro a trovare lavoro qui dentro, visto che mi piace così tanto? La seconda domanda è più articolata. Mi chiedo quale sia il giusto limite di fiducia da dare all’utente, quindi quanto possa essere o meno pericolosa la fiducia in campo lavorativo. Il fatto è che io come persona mi fido tanto degli altri. In un ambito come il centro diurno, in cui abbiamo un’utenza che è più serena, qual è il limite della fiducia? Anche in seguito alle notizie di spiacevoli eventi avvenuti in altre comunità, è una domanda che possiamo porci come operatori?

Fabio: Se non ce la poniamo non potremo mai trovare quel limite.

A: Non so se mi sono spiegata, non credo, ma è una cosa che mi porto proprio fuori, che a me piace tantissimo. Mi piace confrontarmi e ascoltare perché ogni utente è come un cielo stellato con delle grandi costellazioni interiori, un mondo che è bellissimo da scoprire.

Alice: C’è qualche vicenda che ti ha particolarmente colpita?

A: C’è una sola vicenda negativa che mi è successa. Un utente si è offeso per un mio feedback positivo e ci sono rimasta male, gli stavo facendo un complimento e in quel momento lui non era pronto a riceverlo e forse io avrei dovuto capire… ovviamente non lo conoscevo, ero appena arrivata, era forse il secondo giorno di tirocinio e quindi subito una “palata” che… vabbè! Ora sono tranquillissima, però ricordo questo episodio che mi ha fatto riflettere sul ridimensionarsi, sul capire i propri spazi, dove si possa arrivare.

Fabio: Qual è il limite degli operatori? Questa è una domanda importante.

A: Sì.

Fabio: Qual è il limite della fiducia, o anche il nostro limite individuale?

A: Siamo tutti persone, anche noi siamo cieli e costellazioni.

Alice: Siamo umani.

Fabio: Rispetto a quello che hanno detto i ragazzi, Alice, cosa ti ha colpito?

Alice: Io ho scoperto delle persone molto umane, centrate a capire le nostre dinamiche e problematiche e perciò vi faccio i miei complimenti per l’apertura che avete nei nostri confronti.

Fabio: L’apertura si crea necessariamente nel momento in cui si conosce l’utenza o potrebbe non crearsi? I nostri tirocinanti sono persone aperte, o si sono aperti perché hanno conosciuto gli utenti?

M: Secondo me un’apertura di base almeno leggera ci deve essere. Se io fossi una persona chiusa, che spinge via dalla propria vita ciò che dà fastidio, non riuscirei a lavorare bene con persone bisognose di aiuto; quindi un’apertura di base ci deve essere da parte di un operatore o un educatore.

A: Anche secondo me. Infatti difficilmente si trovano operatori molto chiusi in contesti come questo. Aggiungo che ogni operatore è più predisposto per alcuni tipi di utenza, e menomale! Così almeno ci distribuiamo in tutte le utenze. Però è importantissimo conoscersi: è bellissimo, ci si fida, ci si affida e si riesce ad arrivare a grandi traguardi insieme.

Alice: Si spera perlomeno…

A: Volere è potere!

 

Autore dell'articolo: La Redazione