La Scala del Cambiamento

All’inizio del percorso fatto nella nostra unità operativa, in tema di Recovery, ci siamo imbattuti nello strumento della Recovery Star. Stella-compilata-T0-T1

Questo strumento ha lo scopo ultimo di stimolare e misurare percorsi di cambiamento all’interno dei progetti di cura individuali dei pazienti dei servizi di salute mentale.

La Recovery Star si fonda ovviamente su tutti quei principi di cui si costituisce la recovery personale e utilizza, come base di percorso, la scala del cambiamento.
Da diversi studi effettuati in passato mettendo a confronto i differenti percorsi di recovery di quei pazienti che hanno raccontato la propria storia è emerso, infatti, che per quanto non esista un percorso standard di cambiamento, esiste però una notevole similitudine nelle fasi che costituiscono il percorso stesso.

Quella utilizzata dalla Recovery Star si chiama Scala del Cambiamento. La scala è composta da cinque fasi distinte e rappresenta le tappe del percorso di ciascuna persona che intraprenda un viaggio di recovery.

Partendo dal basso troviamo il Blocco, l’Accettazione dell’Aiuto, il Crederci, l’Apprendimento ed infine il Basarsi sulle proprie Forze. Ciascuno di questi gradini costituisce una fase in cui può trovarsi la persona durante un percorso di cambiamento, su una qualsiasi delle aree della propria vita; diventa, inoltre, un’utile linea guida per operatori dei servizi, famigliari e amici di quella persona per avere un punto di riferimento su cosa sia utile e cosa lo sia di meno in quella determinata fase.

BLOCCO:

bloccoLa fase del blocco è caratterizzata dalla totale mancanza di consapevolezza di malattia oppure dalla percezione che niente o nessuno possano in realtà modificare la situazione problematica. La persona che si trova in questa fase rifiuta sistematicamente qualsiasi tipo di aiuto gli venga offerto proprio perchè le sue aspettative sono ancora completamente negative.
In questa fase chi sta vicino alla persona si deve concentrare sulla limitazione dei rischi e sulla sicurezza del paziente; si ritroverà a dover svolgere per conto della persona anche alcuni compiti in quanto, difficilmente, durante questa fase, il paziente riesce ad agire autonomamente su ciò che lo circonda. Dovrà inoltre riuscire a gettare le basi per un rapporto di fiducia che poi si rivelerà utilissimo per far sì che la persona accetti l’aiuto offerto dai servizi e da chi lo circonda.

 

ACCETTAZIONE DELL’AIUTO

accettazioneLa seconda fase prevede che la persona capisca finalmente di avere un problema e quindi accetti l’aiuto di chi gli sta vicino e dei servizi di salute mentale. In questa fase, però, le aspettative della persona sono ancora molto negative e quindi il paziente ritiene di non essere in grado di risolvere la situazione o di apportare qualsiasi cambiamento, e richiede quindi che siano gli altri a risolvere per lui i problemi.
Le persone che gli stanno vicino si ritroveranno, quindi, investite dal magico potere di essere in grado di fare qualsiasi cosa, come se avessero la bacchetta magica in grado di risolvere qualsiasi situazione. Questa è dunque una fase molto delicata, bisogna sfruttare ogni più piccolo segnale di fiducia in sè stesso del paziente per fare in modo che capisca di poter agire in prima persona durante il percorso. Per far questo potrebbe essere utile fissare piccoli obiettivi realistici e raggiungibili da poter sfruttare poi come punto di partenza. In questa fase è utile cominciare ad intuire quelle che sono le tendenze naturali della persona per far sì che riesca al più presto ad esprimere in che direzione vuol far volgere il proprio percorso.

 

CREDERCI

crederciLa terza fase è quella di svolta. La persona comincerà infatti a capire di poter agire il suo cambiamento in prima persona. Le sue aspettative volgeranno finalmente al positivo e gli consentiranno di scegliere alcuni piccoli obiettivi. Ovviamente è una fase delicatissima.
Gli operatori e le persone che lo affiancano dovranno aiutarlo a stabilire degli obiettivi ma, soprattutto, dovranno indicargli la strada per raggiungerli. E’ un po’ come se la persona avesse in mano la mappa delle possibili destinazioni ma non sapesse ancora come raggiungerle. Inoltre bisognerà incoraggiare la persona ad incominciare ad agire in maniera più autonoma, affiancandola ma senza sostituirsi a lei. Questi piccoli passi saranno utili in seguito per fissare le pietre miliari del percorso.

 

APPRENDIMENTO

apprendimentoSe la fase del crederci è la fase di svolta, quella dell’apprendimento è sicuramente quella della sperimentazione. In questo step la persona agirà una maggiore autonomia e sperimenterà le proprie strategie durante il percorso ormai dinamico ed attivo. E’ la fase dei “tentativi ed errori” necessaria a capire ciò che funziona e ciò che non funziona.
Il ruolo di chi sta vicino al paziente, ovviamente, non è meno importante: nonostante sia più marginale rispetto alle fasi precedenti, infatti, è investito di tre compiti importantissimi. Deve celebrare i successi: troppo spesso il nostro sguardo si sposta solo su ciò che non funziona mentre è importantissimo focalizzare ciò che funziona senza mai darlo per scontato. Altro compito importante è quello di fornire un confronto in merito alle strategie utilizzate per assicurarsi che i dettagli che funzionano e quelli che non funzionano non passino inosservati. Infine, non di certo per importanza, l’operatore deve sostenere la persona nei momenti di stop dati dai tentativi non andati a segno, questo per evitare pericolose ricadute a livello di fiducia, speranza e autostima.

 

BASARSI SULLE PROPRIE FORZE

autonomiaE siamo all’ultimo gradino di questa scala; quello dell’autonomia. La persona, in questa fase, è praticamente autonoma. Non ha particolari problemi in quel singolo ambito, sa riconoscere i campanelli d’allarme, sa quando, dove, come e a chi rivolgersi in caso di bisogno.
L’operatore in questo stadio si accerterà che l’apprendimento si sia consolidato e che la persona sappia come comportarsi in caso di necessità.
E’ una fase complicata che spaventa molto alcune persone, non si tratta dell’addio agli operatori e alle forme di supporto: si tratta invece di una capacità generale di auto-gestire le proprie situazioni fermo restando che ci si può rivolgere all’operatore per confronto o in caso di necessità.

 

Questa è la scala del cambiamento che, oltre ad essere parte integrante della Recovery Star, rimane in sè un approccio utile, secondo noi, a favorire progetti di cambiamento e percorsi di recovery per i pazienti dei servizi di salute mentale.

Autore dell'articolo: La Redazione

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