Intervento di Isabella al Convegno “Abitare la città…dinanza”

Mercoledì 11 Dicembre, al convegno “Abitare la città…dinanza” organizzato dall’ATS di Brescia, è stata presente anche Isabella, rappresentante della Rete Utenti Lombardia. Vi lasciamo il video e la trascrizione del suo intervento. Buona visione!

IO… A BRESCIA (Isabella – RUL)

Buongiorno a tutti, comincio questo intervento, ringraziandovi per questa bella opportunità di portarvi il parere dei pazienti in un’occasione importante e riconosciuta come è la Conferenza annuale della salute mentale.
Vi porto anche i saluti del presidente e della vicepresidente della nostra associazione regionale, la Rete Utenti Lombardia, e di tutto il consiglio direttivo.
Il tema dell’abitare è, senza dubbio, uno dei temi cardine per i percorsi di tutti i pazienti dei servizi. Lo è per chi è in una comunità residenziale, lo è anche per chi, come me, vive in autonomia e per chi, invece, vive ancora in famiglia. E lo è, ovviamente, in modo diverso.
Le esigenze, infatti, cambiano a seconda del tipo di percorso che un paziente sta portando avanti, a seconda del carattere e della personalità e, perché no, anche del decorso clinico del proprio disturbo.
Siamo tutti diversi e anche in quest’ambito che è comune a tutti, presentiamo delle caratteristiche individuali che non sono da sottovalutare. I grossi rami di questo argomento sono due e di pari importanza.
Primo, l’Abitare la propria casa… e questo è un argomento centrale per il percorso di autonomia di ciascuno, a maggior ragione nell’ottica di diminuzione della residenzialità in struttura che la Regione Lombardia sembra voler portare avanti nei prossimi anni. Perché è centrale?
Innanzitutto, perché non tutti i pazienti hanno la possibilità di avere una casa autonoma o propria e sono pochi quelli che hanno la possibilità economica di trovarne una secondo i canoni tradizionali. In secondo luogo, il percorso di vita autonoma richiede spesso e volentieri un grado di supporto variabile e rende necessaria, quindi, la personalizzazione dei
singoli progetti individuali.
Per il raggiungimento di questo punto abbiamo necessariamente bisogno di un confronto, autentico e realista, sia coi servizi di salute mentale che con le realtà del territorio comuni, aler, associazioni… eccetera.
Ed è anche per questo che siamo felici di essere presenti a queste conferenze che per noi, oltre ad essere un modo per farci conoscere, diventano anche possibili spiragli di apertura verso le collaborazioni che speriamo sempre di poter portare avanti nel tempo.
Ma veniamo adesso al tema di questa giornata… Abitare la città…dinanza.
Cosa vuol dire per noi pazienti?
Fermo restando il fatto che ciascuno di noi potrebbe indicare cose differenti, ci sono alcuni punti in comune un po’ per tutti.

  • Vuol dire avere la possibilità di accedere ad attività, a gruppi organizzati, a “risorse” che siano fruibili non solo da noi pazienti ma anche da altri cittadini perché questo andrebbe, col tempo, a frantumare quel muro devastante che è generato dallo stigma e che spesso si trasforma in autostigma.
  • Vuol dire poterci divertire, avere posti dove praticare hobby, sport, o dove semplicemente poter passare la domenica in serenità e senza la paura dell’altro.
  • Vuol dire poter accedere a diverse forme di sostegno/supporto, sia economico che emotivo, per affrontare le difficoltà e le paure che comunque si possono trovare in un percorso di autonomia.

Alla fine, abbiamo le stesse esigenze di qualsiasi altra persona, per così dire, SANA… solo con alcune fragilità in più. Vorremmo poter entrare nei gruppi, nei locali, nei posti della socializzazione, senza la paura di essere considerati delle “COSE STRANE” con le quali non si sa mai come interagire, tutela e sostegno nell’affrontare le difficoltà per noi sono
importanti ma non sono sinonimi né di assistenzialismo, né di campane di vetro.
Molti di noi vorrebbero poter tornare a lavorare, ma sappiamo bene che il percorso di avvicinamento al mondo del lavoro è lungo, tortuoso e di non facile raggiungimento; senza contare che, alcuni, non potrebbero tornarci nemmeno volendo. Eppure abbiamo le stesse esigenze e le stesse spese da affrontare di tutti gli altri cittadini della nostra bella provincia…
A volte siamo in famiglia ma non vorremmo essere un peso per i famigliari, eppure non abbiamo alternative, cosa che ci porta a volte a rinunciare a tanto per non aumentare le spese di casa o per non sentirci obbligati a ringraziare altri del poco che riusciamo ad ottenere.

A volte viviamo soli ma vorremmo condividere la nostra casa e la nostra vita quotidiana con altre persone anche se questo fosse complicato. Altre volte viviamo con altri pazienti ma non vorremmo… però non ci è data la possibilità di scegliere strade alternative.

Come associazione, oltre a portare in occasioni come questa la “Voce” del mondo dei pazienti, auspichiamo ad una collaborazione più proficua con quelle che sono le sedi preposte alla discussione più approfondita di tutte queste tematiche nella fiducia della possibilità di costruire veramente una Comunità per la Salute Mentale che è e resta patrimonio di tutti i cittadini e a cui tutti possiamo contribuire. Una comunità che offra risorse, possibilità, vie alternative, risposte a chi ne ha bisogno, una comunità che veda nella partecipazione attiva di tutte le parti in causa la risposta a tutti quei problemi che sorgono o possono sorgere nella costruzione del percorso di Recovery di ciascun paziente dei servizi di salute mentale ma
non solo.
Infine, infatti, la recovery e la coproduzione che come associazione abbiamo il mandato di promuovere e di ricercare in tutti i servizi pubblici e privati della regione, non riguardano solo la psichiatria ma la Vita in generale, e quella è patrimonio di tutti!

Grazie.

Autore dell'articolo: Fabio