Pratiche filosofiche di comunità FOR 2021 – Intervista

Ora che i primi Corsi For si sono conclusi, la redazione di Menteserena ha deciso di approfondire quello che è il vissuto di chi ha partecipato e di chi ha costruito le proposte formative di quest’anno.
Di seguito potete leggere l’intervista realizzata con operatore, consulente e con due partecipanti del corso di Pratiche Filosofiche che quest’anno aveva come tema la Fiducia.

Alberto: A cosa serve questo corso, secondo te, nei percorsi di recovery?

Fabio: Introduciamolo rapidamente: il corso di Pratiche Filosofiche di Comunità lo facciamo da 4 anni. Utilizza il metodo chiamato Philosophy For Children/Community (P4C) per proporre un percorso di riflessione su temi che andiamo a scegliere di anno in anno all’interno dei Corsi For. Philosophy For Children, come il nome dice, è inizialmente pensata per i bambini ed è nata negli anni ‘70 grazie al professor Lipman, professore di logica alla Columbia University. Il metodo in sé è apparentemente molto semplice: ci sono dei racconti che si leggono insieme; l’abilità di Lipman fu di nascondere questioni filosofiche all’interno di racconti narrativi in cui i target delle attività si possano riconoscere. Dopo anni di sperimentazione, ci si è accorti che la pratica funzionava bene anche con gli adulti che svolgevano la formazione, per cui è stata rinominata con un nome aperto agli adulti: Philosophy for Community.
Rispetto a come si svolgono i laboratori di P4C in altri luoghi, come per tutti i corsi For, il nostro percorso viene co-progettato da me, che sono il facilitatore filosofico, insieme a utenti e operatori coinvolti. Nel nostro caso la co-produzione avviene scegliendo insieme il tema, riflettendo in equipe per provare a sviscerarlo filosoficamente e a capire quali possano essere le domande di ricerca che ci guidano nella produzione del percorso.
A partire da tali argomenti e tali domande, scriviamo dei brevi racconti, la cui struttura è simile a quella sviluppata da Lipman, cioè mantengono la parte narrativa con le domande filosofiche di sfondo.
L’impostazione che abbiamo dato negli anni alla formulazione del percorso nei Corsi For credo che sia di grande valore, perché permette alla pratica filosofica di essere inserita all’interno di un lavoro di squadra che la rende co-prodotta e, quindi, efficace rispetto al target specifico con cui stiamo lavorando.
Cosa facciamo negli incontri? Partendo da questi testi nati in equipe, li leggiamo con il gruppo di iscritti a cui chiediamo di proporre delle domande aperte e filosofiche ispirate alla lettura. A partire dalle domande che il gruppo propone, il mio ruolo specifico è facilitare il dialogo, facendo in modo che esso risulti, almeno in parte, filosofico, nel senso della ricerca comune e della co-costruzione del pensiero.
Come si integri e a cosa serva nei percorsi di cura me lo chiedo da sempre anche io, quindi lascio che sia Marta a rispondere!

Marta: mi sono avvicinata a questo tipo di gruppo un paio di anni fa, posso descrivere quello che è il mio punto di vista da operatore e quanto può essere importante un corso di pratiche filosofiche all’interno dei percorsi di cura. Fra le capacità e abilità su cui si va a lavorare con le pratiche filosofiche vi è la capacità di riflessione su temi di vario genere, che si affianca poi alla capacità di autoriflessione, questi sono due elementi importanti che a volte, a causa di una malattia mentale, possono venire un po’ meno.
Lavorare sulle capacità di riflessione e di autoriflessione porta la persona a farsi delle domande e, allo stesso tempo, cercare da sé delle domande e delle risposte, i temi che vengono proposti sono molto vasti e generici, non necessariamente specifici sulla salute mentale, sono temi su cui tutti possono discutere e su cui tutti possono riflettere.
Non ci sono particolari indicazioni per partecipare al corso, è aperto a tutti, non solo a utenti dei servizi di salute mentale ma anche a familiari, operatori ed a cittadini. E’ di fondamentale importanza che il corso sia aperto a tutti, questo porta la persona a confrontarsi con un gruppo eterogeneo. Dal punto di vista riabilitativo il gruppo stimola le persone anche a lavorare sulle proprie abilità di comunicazione e di relazione. Cercando di sintetizzare le abilità sulle quali va ad agire un gruppo di pratiche filosofiche, sono sicuramente le capacità di riflessione e autoriflessione su alcuni temi e le abilità di relazione e di confronto con gli altri, abilità che possono creare un effetto domino positivo anche in altre aree di vita di un individuo.

Alberto: pensi di riproporre il percorso?

Fabio: spero proprio di sì, speriamo che tutto il pacchetto di Corsi For venga riproposto l’anno prossimo!

Alberto: Quali sono le differenze tra condurre il corso in presenza e farlo online?

Fabio: Mi piacerebbe dire che non ce ne sono, ma non sarebbe vero. La prima grande questione è il numero di partecipanti; quest’anno online gli iscritti erano sensibilmente di meno degli altri anni, anche se non lavoriamo mai con numeri grandi. Ci sarebbe comunque il massimo di 15 partecipanti, quest’anno eravamo 6 in tutto compresi noi operatori. Forse alcune persone hanno ancora un po’ paura, nonostante un anno di utilizzo di questi mezzi.
Per quel che riguarda il pensiero “puro” la modalità in meeting permette di pensare insieme, perché si è comunque alla pari (normalmente lavoriamo in cerchio, che è paritetico, permette di guardarci in volto e di essere sullo stesso piano). Tutto sommato questi strumenti permettono di essere alla pari, ma viene a mancare la fisicità, lo sguardo delle persone. Anche nel pensiero ciò genera sicuramente delle carenze dal punto di vista non tanto del contenuto, quanto dell’appassionarsi e della relazione col gruppo.

Alberto: Giulia e Roberto, voi siete stati partecipanti al corso. Vi sono piaciuti i diversi spunti e il corso?

Giulia: A me sì. Li ho trovati molto interessanti, molto curiosi ed anche molto riflessivi. Nel senso che mi hanno permesso, comunque, di pormi delle domande; non solo di cercare di trovare le risposte col gruppo, ma poi, anche una volta terminata l’attività, mi sono servite per autointerrogarmi.
Roberto: Anche a me è piaciuto molto il corso; direi che è quello che mi è piaciuto di più fra tutti quelli che abbiamo fatto finora. Mi è piaciuto perché è stato bravo Fabio a saperlo gestire, mi è piaciuto perché si ponevano domande filosofiche molto interessanti. Ad alcune sono riuscito a rispondere subito e a fare delle mie riflessioni; altre volte invece le riflessioni le ho fatte a casa come ha fatto anche Giulia, ho ripensato a quello che ci siamo detti e quindi mi è servito anche da questo punto di vista. Comunque è stato interessante, sicuramente.

Alberto: Cosa vi portate a casa dopo questa esperienza?
Giulia: Tanti aspetti che si danno spesso per scontati; ad esempio la fiducia secondo me è un fattore che a volte si dà per scontato, ma se ci si interroga non è così. Sicuramente mi porto a casa un bagaglio culturale in più, il corso mi ha permesso, come dicevo prima, di continuare ad interrogarmi e ne esco con molte riflessioni e domande nuove.
Roberto: Anche io direi lo stesso; però devo aggiungere che mi porto a casa il fatto di aver individuato i diversi punti di vista delle persone che hanno partecipato. Il confronto con gli altri mi è servito per aiutarmi a capire di più le mie risposte, quelle che davo, e mi ha aiutato a riflettere molto.

Autore dell'articolo: Collaboratore Redazione